INDICE
Presentazione p. 3
I La ricostruzione storica. p. 5
II Le fonti e le testimonianze. p. 9
III Resistenza e questione nazionale sul confine orientale p. 11
IV Storiografie a confronto. p. 13
V La contabilità degli infoibati p. 18
Saggio breve p. 19
Archivio p. 21
Memoria e storia: lungi dallessere sinonime, noi ci rendiamo conto che tutto le oppone. La memoria è la vita, sempre prodotta da gruppi umani e perciò permanentemente in evoluzione, aperta alla dialettica del ricorso e dellamnesia, inconsapevole delle sue deformazioni successive, soggetta a tutte le utilizzazioni e manipolazioni, suscettibile di lunghe latenze e improvvisi risvegli. La storia è la ricostruzione, sempre problematica e incompleta di ciò che non cè più. La memoria è un fenomeno sempre attuale. Un legame vissuto nelleterno presente; la storia una rappresentazione del passato. In quanto carica di sentimenti e di magia, la memoria si concilia con dettagli che la confortano; essa nutre di ricordi sfumati, specifici o simbolici, sensibile a tutte le trasformazioni, filtri, censure o proiezioni. La storia in quanto operazione intellettuale e laicizzante, richiede analisi e discorso critico. La memoria colloca il ricordo nellambito del sacro, la storia lo stana e lo rende prosaico. La memoria fuoriesce da un gruppo che essa unifica, ciò che equivale a dire che ci sono tante memorie quanti gruppi; che essa è, per sua stessa natura, molteplice e riduttiva, collettiva, plurale e individualizzata. La storia, al contrario, si radica nel concreto, nello spazio, nel gesto, nellimmagine, in un oggetto. La storia si installa nelle continuità temporali, nelle evoluzioni e nei rapporti tra le cose. La memoria è un assoluto mentre la storia non conosce che il relativo.
(Pierre Nora, Entre mémoire et histoire. La problématique des lieux, in "Lieux de la mémoire", Gallimard, Paris 1984, I, p. XIX).
Presentazione
La memoria e la politica della memoria sono indispensabili nella tessitura di un Paese; in tal senso lItalia ne ha un disperato bisogno. Ma un uso disinvolto della memoria può portare a cortocircuiti in cui vanno a confliggere legittimazioni, o peggio, posizioni di coloritura ideologica, astoriche dopo la caduta delle ideologie che ha caratterizzato la fine del secolo ventesimo.
Ciò appare tanto più vero se si osserva come luso disinvolto della memoria porti ad appiattimenti del quadro delle vicende che si vanno a ricordare, a situazioni senza contorni e sfondi o, al contrario, ad esasperazioni colpevoli dei toni. La memoria ha diritto ad una sua dimensione autonoma nei confronti della storia: ha il dovere di rimanere nella dimensione del racconto dei fatti e dei giudizi che il testimone ha elaborato in un tempo più o meno lontano da essi. In quanto memoria non può essere che soggettiva e costruita, portatrice di rappresentazioni che rimandano al percorso individuale del testimone. Nè può essere omologata o condivisa. Quando si carica di connotazioni pubbliche, allora ha bisogno del supporto, della critica, delle letture della storia.
La vicenda delle foibe si snodò in due distinte fasi. La prima, in Istria, subito dopo l8 settembre 1943 in poche settimane fece tra le 500 e le 700 vittime (Raoul Pupo, 2005); la seconda, nella primavera del 1945, ebbe come teatro i grandi centri urbani come Trieste, Gorizia, Monfalcone, Pola, Fiume e fu scatenata dai soldati di Tito come una sorta di "epurazione preventiva" diretta ad eliminare tutti gli oppositori, anche solo potenziali, al progetto del moderno potere comunista. Mentre il numero delle vittime finite nelle foibe istriane appare sufficientemente acquisito, quello a seguito degli eventi del 1945 ha subìto nel tempo oscillazioni che vanno da stime negazioniste (poche centinaia) a interpretazioni estensive che paiono legittimare il numero complessivo a circa trentamila persone.
Se da un punto di vista di condanna morale o politica i numeri possono essere poco significativi, da quello della ricostruzione storica tutte le operazioni per una stima attendibile restituiscono la complessità dei fatti di quei mesi. Seguire le operazioni che Roberto Spazzali (1997) compie sulle fonti vuol dire entrare dentro gli eventi, individuarne gli attori e conoscere fin dallorigine luso pubblico che di quei dati è stato fatto. Lo stesso Spazzali non giunge a stime definitive, notando come da un rapporto del 13° Corpo anglo americano, datato 3 agosto 1945, risultino scomparse nelle aree interessate circa 3.750 persone, mentre per lIstria e Fiume nessun dato era disponibile. Le difficoltà di fissare cifre per definire la portata dei fatti sono essenzialmente due. In primo luogo, lattendibilità delle fonti; luso politico dei dati iniziò da subito da parte della Repubblica Sociale Italiana. Dalla documentazione consultabile (quasi tutta di parte italiana) è inoltre difficile distinguere le scansioni temporali (autunno 1943, periodo 1943-1944, maggio-giugno 1945, estate-autunno 1945) e le cifre degli arrestati da quelle dei deportati, le cifre delle esecuzioni sommarie, ovvero degli "infoibati", da quelle di morti in prigionia, le cifre degli scomparsi da quelle dei rientrati. Su questo appare significativa anche la prudenza della storiografia più recente, da Arrigo Petacco che rinuncia alla quantificazione, a Gianni Oliva, il quale stima in circa diecimila le vittime delle foibe. Né aiuta più di tanto la mappatura dei luoghi; il "Comitato dieci febbraio" in un suo opuscolo divulgativo elenca ben 43 foibe, senza però giungere ad una quantificazione complessiva delle vittime che presumibilmente contennero.
Altre fonti, oltre ad essere rare, danno solo indicazioni per ulteriore ricerca; le testimonianze, ad esempio, che di norma alimentano ogni operazione di memoria, qui sono connotate da forte densità emotiva ma da una debole consapevolezza del contesto.
Il percorso didattico intende porre gli studenti di fronte ad una storiografia condivisa (quella prodotta dal lavoro di una commissione italo slovena composta di storici), ad una memoria soggettiva (testimonianze degli scampati), ad una sorta di laboratorio dello storico (frammenti del saggio di Roberto Spazzali e di quello di Raoul Pupo), ad una cartografia che accenni la problematizzazione in termini geopolitici. Obiettivo primo, affrontare le questioni senza filtri ideologici, per imparare ad accostarsi al passato (sarà pur banale) con senso critico.
Dino R. Nardelli
I Sequenza. LA RICOSTRUZIONE STORICA
DOCUMENTO 1
DOCUMENTO 2
1. Le stragi delle foibe furono violenza di Stato, in "Corriere della Sera", 4 aprile 2001.
2. Foibe. Quaranta giorni che non finiscono, in "Corriere della Sera", 9 aprile 2001.
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FOCUS
METODOLOGICO
Nel lavoro precedente hai avuto modo di prendere visione di una relazione elaborata da una Commissione bilaterale di Stati. Orbene, in questo caso una ricerca storica, pur se formata anche da storici, aveva finalità diverse dal lavoro storiografico.
Rifletti sulle questioni generali (epistemologiche e storiografiche) che a partire da quel documento è possibile porre.
Argomenta la tua risposta.
Come e chi revisiona il giudizio storico?
Quando vi è contrasto tra le due fonti (giustizia e ricerca scientifica) qual è il giudizio da attribuire alluna e allaltra ?
II sequenza. LE FONTI E LE TESTIMONIANZE
DOCUMENTO 3
3a. Nel manicomio di Lubiana, in "Storia e Dossier",maggio 1997,
3b. La morte in Foiba, in "Storia e Dossier", maggio 1997, p. 22,
3c. Salvo per miracolo, in A. PETACCO, Lesodo. La tragedia negata degli italiani dIstria, Dalmazia e Venezia Giulia, Arnoldo Mondatori, Milano 1999.
III Sequenza. RESISTENZA E QUESTIONE NAZIONALE AL CONFINE ORIENTALE
DOCUMENTO 4
4. Il confine orientale. Una storia rimossa, in "I viaggi di Erodoto", gennaio-aprile 1998, pp. 112-114.
Indica le ragioni di tali divisioni e il perché la Resistenza nella Venezia Giulia può definirsi più plurinazionale che internazionale.
IV Sequenza. STORIOGRAFIE A CONFRONTO
DOCUMENTO 5
5. Foibe. Il peso del passato. Venezia Giulia 1943-1945, a cura di G. Valdevit, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, Marsilio, Venezia, 1997 , pp. 37-43.
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Negli anni settanta, una parte della storiografia (quella ) ha condotto ricerche sugli eventi 1943-1945 entro un diverso orizzonte.
Le aperture archivistiche dopo gli anni novanta, da parte slovena, hanno reso disponibile una nuova quantità di materiali.
Ciò ha permesso un nuovo percorso di ricerca ancora in atto.
V Sequenza. LA CONTABILITA DEGLI INFOIBATI
DOCUMENTO 6
6. Foibe. Il peso del passato. Venezia Giulia 1943-1945, a cura di G. Valdevit, Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Marsilio, Venezia, pp. 98-107.
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Tipologia |
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DEPORTATI |
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Cronologia
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TOTALI |
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SAGGIO BREVE
O
ARTICOLO DI GIORNALE
Þ Metti insieme le informazioni che hai raccolto e le osservazioni che hai espresso, seguendo la traccia. Trova un titolo.
Titolo: ........................................................................................................................ |
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FOCUS METODOLOGICO
II. INFORMAZIONI DALLE TESTIMONIANZE SULLE FOIBE
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III. I RAPPORTI TRA RESISTENZE
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